La nascita del CEIS

Riportiamo sotto alcuni stralci dell’ intervento di Margherita Zoebeli in occasione del conferimento del premio Bradenberger avvenuto nel 1995. E’ una testimonianza preziosa e ricca di significati legati alla esperienza del Ceis, ovvero i principi formatori che lo hanno ispirato e i valori che stanno alla base del progetto e che lo rendono tutt’ora un’esperienza unica e ancora viva.

“[… ] Esso nasce (il Ceis) come luogo di incontro nell colloquio costante tra l’architetto Felice Schwarz e il resto dell’équipe. Una piazzetta comune, spazi piccoli intorno alle singole baracche, collegate con vialetti, permettono a tutta la collettività di riunirsi, ma anche ai gruppi singoli di disporre di uno spazio proprio. Numerosi alberi, cespugli e fiori invitano al colloquio con la natura. E significativo che i bambini, discutendo il titolo del loro giornale, decidano di chiamarlo “Il nostro villaggio”. Il progetto educativo [del Ceis] era quello di trasformare la scuola autoritaria del ventennio fascista in una scuola – comunità. Vorrei elencare rapidamente i più importanti elementi del progetto:

  • l’educazione all’autoespressione;
  • lo sviluppo di tutte le potenzialità positive del bambino;
  • l’autonomia a livello d’età;
  • l’attenzione costante alla crescita della capacità di socializzare con i compagni e con gli adulti;
  • l’introduzione sistematica di una pedagogia della cooperazione;
  • l’impegno a considerare i bambini svantaggiati come membri a pieno diritto della comunità scolastica.

Come realizzare questo progetto? Ho già menzionato la preparazione di un ambiente come mediatore di un’educazione alla socialità. La più grande difficoltà consisteva nel trasmettere questi principi educativi a insegnanti formati culturalmente sotto il regime, esclusivamente abituati all’insegnamento frontale e all’organizzazione di attività collettive. Si trattava, quindi di cercare metodi di formazione sul campo che mettessero gli insegnanti in grado di sperimentare personalmente i principi di una scuola a loro sconosciuta. Un tema di studio come a tutte le classi – materne ed elementari – dà vita a un gruppo di lavoro tra gli insegnanti, strumento indispensabile per imparare l’organizzazione del lavoro di gruppo nella classe. Altre risorse alla formazione sul campo sono proposte già nel ’48 per sperimentare la cooperazione di tutte le classi. Nell’organizzazione di gruppi di attività opzionali infatti i bambini di diverse classi si incontrano per svolgere un’attività creativa, pittorica, costruttiva o corporeo-espressiva. Le feste comuni richiedono una cooperazione interclasse, una condivisione del progetto comune attraverso i singoli contributi. Il consiglio della scuola, infine, coinvolge tutti i bambini nell’individuazione delle necessità del villaggio e nelle proposte di soluzioni. Queste indicazioni sommarie sono testimonianza della costante preouccupazione di evitare il pericolo dell’astrazione traducendo sempre i principi in attività, in esperienze sia per gli insegnanti sia per i bambini. Un notevole aiuto per la formazione ha portato la prolungata presenza al Ceis di educatori svizzeri e francesi. Essi hanno dato un contributo essenziale in due campi importanti per lo sviluppo armonioso del bambino: l’educazione musicale e l’educazione psico-motoria.

Un ultimo elemento molto importante per la formazione è la presenza nel centro di bambini con difficoltà psico-fisiche. La loro integrazione come membri a pieno titolo nella comunità è stata, fin dall’origine della scuola , uno stimolo forte per l’organizzazione e la pianificazione dell’insegnamento nel rispetto dei principi sopra enunciati. Lo scambio di esperienze e la ricerca comune di metodi per tradurre i principi di una scuola progressista in attività educativa hanno coinvolto non solo insegnanti, ma anche tirocinanti svizzeri e italiani. […] Mentre ieri avevo una quasi certezza nelle risposte ai problemi educativi, sento oggi un vivo bisogno di riflettere sul tipo di educazione ed istruzione valide da impartire. […] oggi esiste, di fronte allo sviluppo di tecnologie, la tendenza a favorire soprattutto l’istruzione e le abilità intellettive. Talora la competizione viene proposta come strumento per ottenere il massimo rendimento. L’individualismo spinto chiude il cittadino nell’egoismo e rende difficile la solidarietà sociale.

Sono passati cinquant’anni, ma il villaggio non è invecchiato: ha saputo crescere e adeguarsi a nuove esigenze tenendo sempre al centro i bisogni dei ragazzi, senza dimenticare l’entusiasmo e la forza di quell’inizio lontano, quando dalle carrozze ferroviarie provenienti dalla Svizzera venivano scaricate con l’aiuto della popolazione le tavole da cui sarebbero sorte le prime baracche. […] Ma è possibile individuare alcuni valori perenni sedimentati nella lunga esperienza?

Credo fermamente nell’importanza di organizzare in comunità la scuola di tutti i gradi, proprio per rinforzare l’identità del singolo studente. Solo una persona nel pieno possesso dell’autonomia può partecipare coscientemente al funzionamento di una democrazia. Resta valida quindi l’esperienza di convivenza armoniosa in cui la discussione rappresenta lo strumento privilegiato per raggiungere una soluzione comune di fronte ai conflitti. Tutto ciò rappresenta un’educazione alla non violenza, in altre parole alla pace.”